Quella colonia pratese chiamata Versilia

versilia

Viareggio: un “tremendo mischione tra ricchi e poveri”. Nelle parole di chi l’ha vissuto c’è il motore della colonizzazione pratese agostana di un piccolo lembo di terra divenuto famoso nel mondo tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando “vacanza” – in questa città – voleva dire solo Versilia e Viareggio. Che sono due cose diverse, confinanti, anche se oramai sono in molti a confonderle.

Di quella storia di baci e bomboloni alla crema, di Capannina e partite a carte, è rimasta un’eredità striminzita, fatta di ricordi e rimpianti. Quei luoghi, quei bar, quei bagni, quelle sdraio, sono diventati il porto sicuro di una pratesità resistita alla crisi del manifatturiero: poca roba.

Oggi Viareggio non è più il villaggio estivo dei tessitori. Tantomeno lo sono Pietrasanta e Forte dei Marmi, che poi, assieme a Stazzema e Serravezza, costituirebbero la Versilia. Lì continua a passare un periodo di villeggiatura chi ha ereditato una casa, chi non l’ha già venduta, i loro nipoti, a volte. E chi ha nostalgia. Al pontile di Tonfano – una delle quattro frazioni di Marina di Pietrasanta – si possono incrociare ancora gli sguardi di anziani che hanno vissuto quell’era di fasti. E che se son di Prato non hanno più bisogno di dirselo.

Il Caffè Margherita è un bar storico del Novecento, oggi diventato ristorante: ci sono le foto dei volti che hanno fatto quella guerra di crescita e aspirazioni. Oggi invece, i più giovani, frequentano “la casa della nonna, dove vanno ogni tanto i parenti”. La usano come base per andare la notte al Seven Apple, un locale notturno con musica commerciale e un esercito di ormoni, il solo ad aver mantenuto la sua caratteristica “di massa” che contraddistingueva le iniziative commerciali, private, gastronomiche di tutta l’era che ha portato Prato a trasferirsi qui ogni agosto del secolo scorso.

Il Cipiv si è sciolto
A partire dal 1988, ad ogni epilogo dell’estate, gran parte dei pratesi che aveva fatto di questo luogo la sua seconda casa si riuniva qui per mangiare e brindare alle vacanze finite sotto le insegne del ‘Comitato intrattenimento pratesi in Versilia’ ” (“C.i.p.i.v.”). All’inizio erano qualche decina, venivano da tutti i luoghi di villeggiatura limitrofi. Poi il gruppo si è ampliato, le cene di fine estate sono diventate happening immancabili, momenti di condivisione e di confronto fra concittadini che vivevano il miracolo economico della locomotiva toscana di quegli anni. Veri e propri meeting della pratesità, dove si affrontava in maniera conviviale l’agenda economica, politica e sociale del territorio.

Gigi Sguanci, fondatore di quell’appuntamento ed ex funzionario dell’Unione industriale pratese, oggi ha ottant’anni. «Ogni anno – ricorda – arrivava sempre più gente. Tutti i pratesi alla fine delle vacanze volevano partecipare: giovani, anziani, politici, industriali della città. Ricordo che mi chiamavano offesi per non essere stati invitati». Sguanci parla con rammarico e nostalgia di quella Prato, della città in crescita che festeggiava la sua identità sulle coste della regione e si specchiava nella sua rampante scalata economica. Dall’agosto del 2013, quella festa, è sparita. «Le cose finiscono, gli amici e le persone a cui si vuole bene se vanno, la vita è fatta di queste cose. Però ricorderò per sempre questi 25 anni di festeggiamenti particolari, un appuntamento unico nel suo genere». Per celebrare quell’occasione imperdibile furono create sigle dalle diciture assurde che certificavano la provenienza vacanziera dei pratesi che intervenivano da tutta la costa ovest: sigle come Associazione pratesi in vacanza a Punta Ala (A.p.i.v.a.p.a.), Gruppo Europa presente (G.e.p.), Sopravvissuti pratesi ai rapimenti sardi (S.p.a.r.s.a.) e così via. Durante le cene i gruppi venivano celebrati e premiati. La popolarità dell’appuntamento era segnata dalla partecipazione di sindaci e di presidenti di Provincia – gli ultimi ad intervenire furono Roberto Cenni e Lamberto Gestri – oltre che da parlamentari e personaggi nei posti chiave dell’amministrazione pubblica e della gestione delle innumerevoli industrie cittadine.

La fama dell’happening dei pratesi sulla costa era arrivata sino alle orecchie dell’allora presidente del Consiglio: «Durante un appuntamento milanese di ‘Prato espone’ Silvio Berlusconi chiamò un mio caro amico e gli chiese di questa riunione conviviale, chiedendo di poter partecipare all’occasione successiva». A Gigi Sguanci piacerebbe che a distanza di anni qualcuno raccogliesse il testimone e facesse rivivere quell’appuntamento: «Se qualcuno volesse ricominciare a farlo non chiederei certo le royalties – dice – Ma so bene che nel frattempo le cose sono cambiate, che non c’è più quello spirito della città in ascesa irrefrenabile, spinta dalla forza dell’industria cittadina».  

Il miracolo del capitalismo diffuso
C’è addirittura chi, da pratese – con la frequentazione assidua e il ruolo svolto nel racconto di questa epopea pratese nel mondo – è riuscito a conquistare una cittadinanza onoraria. Quella di Forte dei Marmi. «La crisi ha cambiato tante cose: la casa a Viareggio e in Versilia era diffusa, non solo fra gli imprenditori – spiega il premio Strega Edoardo Nesi – La nostra era una città incredibile che realizzava il sogno del capitalismo diffuso: l’idea della possibilità di arricchirsi anche per chi veniva dallo strato più basso della società civile. Era il moto anticipatore di ciò che sarebbe avvenuto poco dopo in Brianza e in Veneto». Lì, d’estate, si vendevano più copie della Nazione di Prato che della Versilia e tutt’oggi sono diverse centinaia le copie locali delocalizzate che vengono vendute nelle edicole.

Abbiamo chiesto a Nesi di aiutarci a capire cos’era diventato quel posto e soprattutto perché: «Era una colonia pratese, i nostri concittadini erano quelli che spendevano di più nei locali e nei ristoranti. Il tessitore pratese andava in ferie tutto agosto. Ci ritrovava la notte da Orlando, che vendeva schiacciatine in cima a Roma imperiale, sempre aperto. Ricordo che alla fine della serata lui preparava una cosa pornografica: una piccola scodellina di crema pasticcera dove venivano fatti cadere i frutti di bosco. Ci si trovava tutti lì, era un altro clima, c’era meno tensione e contrapposizione».

Il Mocambo, la Capannina, le biciclette. Di quel sogno realizzato rimane il sapore antico, che fa scopa con la contingenza geografica: la Versilia è il primo approdo di ogni pratese che vuole raggiungere l’acqua salata ed è rimasto l’ultimo ricordo di una dolce vita che non c’è più. Sparita con il miracolo del capitalismo diffuso, assieme alla pretesa imprenditoriale di quelle parti di vivere di rendita, con i servizi che non riescono a stare al passo coi prezzi.

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