In cerca di un’anima slow

Qualcosa si muove nella valle dove le vecchie industrie del tessile hanno mosso i primi passi verso quello che sarebbe diventato il distretto pratese. Ma il nuovo corso vuole che le ciminiere restino orfane del fumo. Pare che nella carta d’identità della Val di Bisenzio oggi ci sia infatti la foto di un’area fatta di percorsi naturali e feste del cibo, che punta sui viaggi della genuinità per ritrovare un pezzo dell’economia perduta e si articola attraverso incontri pianificati dalle amministrazioni locali per stimolare i cittadini all’offerta turistica e un ufficio di collegamento nell’Unione dei Comuni che gestisce tutte le pratiche relative alle decine di sagre e feste in programma nel corso dell’estate. L’intento dichiarato è quello di dar spazio a una sorta di vocazione, dato che la tradizione dei piccoli paesi valbisentini – nel territorio e nei sapori – si è trasformata necessariamente in proposta vendibile, almeno da quando i nuovi trend della ricettività hanno settato le bussole sul turismo salutare e gastronomico. In sostanza ciò che prima veniva custodito gelosamente per i momenti lontani dal lavoro, diviene oggi la parte integrante di un business. Ad animare questo spirito ci sono da un lato le proposte delle associazioni del territorio e dei singoli privati, dall’altro le spinte istituzionali che cercano di valorizzare e dare una nuova veste organizzativa a quel che da sempre esiste. Al culmine di questa lista c’è un caso felice, una “buona pratica”, si direbbe in ambito aziendale. Il “precedente” che spinge il tessuto turistico-economico della valle a investire su questo segmento è la “Via della lana e della seta”. Un sentiero nel verde lungo 130 chilometri, che ha il vantaggio di poter essere percorsa tutto l’anno in sei brevi tappe. Si può camminare per alcuni tratti o farla tutta: per quest’opzione serve almeno una settimana. Dal complesso archeologico del Cavalciotto, la più antica opera idraulica d’Europa che si trova a nord di Prato, fino alla Chiusa di Casalecchio di Reno, in Emilia Romagna. Il tracciato si sviluppa lungo i sentieri tracciati dal CAI con dei segnavia bianco-rossi e con cartelli che riportano il logo della Via, toccando cime di media montagna che non superano mai i mille metri d’altezza.

“La via della Lana e della Seta”
I dati che siamo riusciti a raccogliere segnano una continua crescita, anche perché si parte dallo “zero” di pochissimi mesi fa: il protocollo fra le province di Prato e Bologna compirà un anno fra pochi giorni. Nella congiunzione tra periodo pasquale e ponte del 25 aprile scorso, il percorso nel complesso ha registrato una media presenze di 50 persone al giorno. Il dato più fresco riguarda il mese di maggio, quando gli alberghi che fanno riferimento alla Via hanno segnato 89 prenotazioni, tra gruppi e individuali. Il percorso entra in Toscana proprio dalla “porta” della valle: attraverso le frazioni del comune di Vernio, con il Parco Memoriale della Linea Gotica dove sono conservate alcune delle difese del caposaldo tedesco, per poi proseguire verso Vaiano e la Badia di San Salvatore. Nei pressi di Vaiano si trova anche l’antico complesso di edifici della Briglia. Dopo aver attraversato il massiccio calcareo della Calvana, ricco di grotte, doline e risorgive, il cammino arriva a Prato. Un dato di particolare interesse è la provenienza trasversale dei visitatori: operatori turistici dell’Appennino segnalano che i camminatori provengono da Firenze, Ravenna, Padova, Milano, Venezia, Ferrara, Varese, Bassano del Grappa, Pordenone, ma anche dal Belgio, dalla Russia e dalla Germania. Le strutture che lavorano con la Via – segnalate anche sul sito del percorso – sono più di cinquanta ma di queste solo 19 fanno parte della Provincia di Prato. Si tratta di strutture ricettive tipo bed & breakfast e di agriturismi come, per fare un esempio, quello di Corboli (Vernio), che dall’inizio dell’anno al mese scorso deve alla “Via della Lana e della Seta” circa 40 diverse prenotazioni. Probabilmente la Rete (l’offerta di alloggi su Internet) e le strutture ricettive non sono pronte a questa domanda crescente. Anche per questo a Vaiano si è tenuto a metà del mese di maggio un incontro con tutti i cittadini che erano interessati ad aprire un’attività di pernottamento. Le istruzioni per l’uso e il quadro normativo sono stati illustrati dai responsabili dello Sportello unico per le at tività produttive e del Commercio dell’Unione dei Comuni. Che ora si attendono una crescita del volume di offerta. Il sindaco di Vaiano Primo Bosi, e con lui quello di Cantagallo e Vernio, ha il problema opposto di quello che spesso lamentano i grandi centri urbani, il cui mercato immobiliare è spesso “drogato” dalle case in affitto per brevi periodi sul web. Bosi sostiene che «la presenza di nuovi turisti legata a questo suggestivo percorso trekking può costituire un’opportunità per tutti coloro che si occupano o vogliono occuparsi di accoglienza. Il fenomeno sempre più diffuso di un turismo lento e legato ai cammini ben si coniuga con la Via della lana e della seta, con modalità di ospitalità diffusa che vengono attivate nei territori direttamente dai cittadini».

Un patrimonio di sapori e di volontari
E a fronte di quel che manca, se così si può dire, la Val di Bisenzio non rinuncia a proporre quello che c’è: il patrimonio economico e sociale che irrora il sistema delle sagre. Dalla festa della spolveratura di Sofignano (a giugno), alla Festa della Foglia Tonda di Gavigno, passando per Galli e Galline e la festa di Sant’Anna a Cantagallo, Montepiano Country, il Festival dei rioni, la Sagra del pollo fritto, Rombo in vallata (con biker tedeschi e francesi che hanno già fatto numerose prenotazioni). Si stima che almeno trecento mila persone parteciperanno alle varie manifestazioni in programma da giugno a settembre, ma l’indotto finanziario è complesso da sondare. Gran parte delle associazioni che promuovono queste iniziative non permettono di avere un accesso pubblico ai loro conti. Alcune Pro-loco reinvestono gli utili in attrezzature, alcune di queste mettendole anche a disposizione della collettività per altre manifestazioni. Comunque, il fatto che questo genere di organizzazioni non sono obbligate ad assumere dipendenti – il sistema si fonda sulla mano d’opera dei “volontari” – fa pensare che si possano contare entrate nell’ordine dei milioni di euro. Un fatturato da vecchie industrie tessili.

Altre storie
La mia famiglia sono io