Il treno leghista per Spada

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«Parlano d’amore perché per cinque anni non hanno fatto niente per la città e si sono dimenticati di voi», ha iniziato Spada attaccando l’avversario Biffoni, con indosso la maglietta bianca d’ordinanza ” Ora o mai più – Domani è un’altra Prato, Spada sindaco”. Poi si è lanciato nell’aneddoto personale: « Io sono cresciuto in una strada tra via Pistoiese e via Filzi e nella stanza dove guardavo la tv insieme ai miei genitori ho visto nascere prima un money transfer e poi un altro negozio. Non fa piacere – ha aggiunto – la città è cambiata e non ci possiamo fare niente ma da domani possiamo riprendere il controllo di questa città e del Macrolotto Zero, che brulica di lavoro fatto nella stragrande maggioranza nell’illegalità. E questo non è razzismo, è giustizia sociale, chi non rispetta le regole dovrà essere punito… » , e il candidato sindaco Daniele Spada avrebbe anche continuato se all’improvviso non fosse stato interrotto dalle note del “Nessun Dorma” e dall’ingresso trionfale sul palco dal ministro Matteo Salvini, che superatolo si è portato a bordo palco per fare un video della folla in acclamazione.

« È un piacere essere interrotti – ha esclamato Spada – con Matteo non posso non essere felice » . Salvini ha poi vestito anche lui la maglietta della campagna elettorale e dopo aver ringraziato ha detto: « Fate un applauso a lui, che candidarsi a sindaco di questi tempi non è la cosa più facile del mondo e quindi in bocca al lupo a te e alla tua squadra » .

Poi il Ministro si è rivolto direttamente al sindaco uscente Biffoni: «Amico mio, se tu avessi amministrato bene avresti vinto al primo turno e noi stasera non saremmo qua » , per poi passare all’attacco: « Passano il tempo a insultare gli avversari, e quindi hanno già perso” , ma è soprattutto per l’appello al voto che il leader della Lega ha speso più parole: « Voi domani trovate qualcuno e fatelo votare, il treno passa domenica e poi tra altri cinque anni – ha spiegato, lanciandosi poi nel sillogismo – Chi è contento della Prato di oggi vota centrosinistra, chi spera in qualcosa in meglio vota centrodestra, chi non vota è complice della sinistra » . Salvini ha chiuso promettendo di tornare a Prato, nell’ufficio di Spada, in caso di vittoria.

In realtà, la parte più interessante per un osservatore esterno è stata probabilmente quella che ha preceduto la salita sul palco del candidato sindaco e poi del Ministro: il lungo treno dei sostenitori politici a Spada. Oguno col proprio stile, ognuno col proprio fine e il proprio approccio all’agognata vittoria del centrodestra a base leghista.

Il primo è stato l’ex sindaco Cenni, giubbotto di comoscio d’ordinanza, che ha elencato quanto amore (ironicamente ndr ) ha avuto Biffoni per Prato con la vicenda di Peretola, con la fuga di aziende a Montemurlo, con l’accordo sul vecchio ospedale e i provvedimenti legati alla sicurezza e alla legalità delle imprese. Subito dopo è toccato al deputato ex Forza Italia Giorgio Silli: un intervento quasi ecumenico nella sua brevità. L’amore da solo non basta – ha detto – l’amore va incardinato in buone politiche di governo e il luogo dove si fanno queste politiche è Roma » . Paradiso, della Lega Toscana, è stato appena più lungo: « Vi posso solo dire che si vince – ha esordito – ce la facciamo perché abbiamo fatto una campagna elettorale casa per casa, fabbrica per fabbrica » . Poi è toccato a Milone Aldo, di Prato Libera e Sicura, che ci è andato giù duro, quasi come Garnier Marilena più avanti. Milone ha detto « Mi son visto un po’ di video di Biffoni, l’ho sentito parlare di comunità, di stare bene insieme ma non gli ho sentito dire una parola sullo scippo ai due novantenni finiti poi all’ospedale: questo è il modo in cui Biffoni ha tenuto la delega alla sicurezza negli ultimi cinque anni » . « Da un sindaco non ci si aspetta la salvezza o la prevenzione – ha continuato – ma due parole di sostegno e di vicinanza sì. Sosteniamo Spada fino a domenica sera » .

Diverso l’incipit della Garnier: « Avrei voluto vedere più persone, ma lo so perché non siete tanti come speravo: perché più di qualcuno ha paura di dire che voterà Spada. Non bisogna avere paura di votare centrodestra – ha gridato – bisogna mandarli a casa tutti. Sono ovunque, nelle partecipate, negli enti locali, noi siamo una cordata importante, andate a prendere i vostri conoscenti, portateli a votare come fanno loro, che li vanno a prendere anche se sono in sedia a rotelle e con l’ossigeno ». E poi dopo Erika Mazzetti, il capolista di Spada Banchelli e Cosimo Zecchi, nume tutelare di Fratelli d’Italia, è toccato alla Ceccardi Susanna, sindaco di Cascina e madrina di quella che sembra una nuova generazione di leghisti toscani. « Nei prossimi cinque anni il centrodestra dovrà governare e riqualificare questa città – ha detto – La Lega ha dimostrato di saper governare i comuni, e vogliamo farlo anche a Prato » .

La piazza piena, gli accesi appelli al voto e la retorica leghista si sono poi fusi nell’ormai noto rituale dei selfie, ma solo dopo la pausa necessaria al ministro per collegarsi con Rete 4. “Tutti in fila, mi raccomando. E a destra”.

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