Intro: la mia famiglia sono io

Prato è una città di persone sole. Non solo più di prima: adesso le famiglie composte da una sola persona hanno superato tutte le altre. Lo racconta il pezzo di copertina firmato da Giorgio Bernardini, e lo raccontano i dati che abbiamo raccolto e messo in fila, insieme ad un focus sull’emergenza dei padri soli e all’ampio reportage sulla comunità più numerosa delle persone sole in città, quella dei vedovi e delle vedove. Raccontiamo la solitudine, quella emotiva ma soprattutto quella materiale. Ed ecco che allora, nella copertina di Serena Gallorini e Stefano Roiz, quello che sembrava uno dei tanti mucchi di stracci che hanno fatto la storia di Prato – o un velato riferimento a Pistoletto – si rivela per quello che è davvero: il cesto dei panni sporchi di una persona che abita da sola.

Stracci, e quindi riciclato, che potrebbero avere ancora un ruolo importante nel futuro dell’economia pratese, come spiega Silvia Gambi in un lungo articolo che cerca di fare il punto sulla situazione e sulle numerose incognite del settore. Sull’intera città invece, abbiamo provato a fare il punto con un vero e proprio speciale che trovate nelle ultime pagine. L’almanacco dei numeri e delle statistiche ci racconta con i dovuti distinguo – i numeri raccontano ovviamente solo una parte della realtà – Prato e i pratesi nell’anno che sta per finire. Con un però. Se dicembre è infatti sempre periodo di bilanci, la ristorazione cittadina sta vivendo una tale espansione che appare impossibile abbracciarla con un solo sguardo. Così abbiamo pensato di riavvolgere il nastro e raccontare la storia di un locale storico, uno dei veri testimoni dei mutamenti culturali e sociali della città.

Lorenzo Tempestini racconta poi un concerto che non è solo un concerto, ma lo svelamento definitivo di una scena underground cittadina. È la cronaca di una serata molto intensa, imbevuta di rime forti e di un disagio da sempre sotto i nostri occhi ma di cui cominciamo solo adesso a renderci conto.

Chiudiamo con le immagini, che sono una delle fissazioni della redazione di Quaderno Pratese. Se le foto di Marina Arienzale condiscono il pezzo d’apertura e quelle di Mirko Lisella e Serena Gallorini gli altri articoli, nel primo numero ospitiamo un lavoro all’apparenza semplice e per questo ancora più stupefacente di Andrea Foligni. Non vi sveliamo niente in questa sede, perché insieme a tutte le altre rubriche e sezioni di QP possiate scoprire da soli cosa racconta il portfolio.

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